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Frisi
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I mwcwFrisi (mwdalat. mwdqFrisii) erano uno dei numerosi popoli mwdggermanici che abitavano nelle terre prossime alla costa del mwdwMare del Nord, tra i fiumi mweaRhenus (odierno mweqReno) e mwegAmisia (odierno mwewEms);cite-ref-2[2] linguisticamente appartenevano al ramo mwgagermanico occidentale.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
I Frisi erano un'antica popolazione mwhagermanica che nel mwhqI secolo era insediata sulla costa del mwhgMare del Nord, fra la mwhwSchelda e il mwiaWeser, negli attuali mwiqPaesi Bassi e mwigGermania. In particolare, andando da ovest ad est: sulla costa settentrionale olandese, nel nord-ovest della mwiwBassa Sassonia, nella striscia costiera tedesca fino al confine con la mwjaDanimarca e sulle mwjqIsole Frisone. Lo mwjgstorico romano mwjwTacito nel suo libro mwkaGermania menziona i mwkqFrisii come una delle popolazioni "mwkgIngvaeones" (germani del Mare del Nord, in giallo nella cartina) che confinavano a sud con le popolazioni degli mwkwAngrivari e mwlaCamavi,cite-ref-tacitogermania34-1-3-0[3] ad est con i mwmqCauci.cite-ref-tacitogermania35-1-1-1[1] I mwngFrisii erano chiamati maggiori (mwnwmaiores) e minori (mwoaminores), a seconda della loro potenza.cite-ref-tacitogermania34-1-3-1[3]
Durante l'impero di mwpgAugusto, nel corso delle campagne militari di mwpwDruso maggiore, i Frisi decisero "spontaneamente" di essere annessi all'mwqaImpero romano. Nel corso della prima campagna del mwqq12 a.C., Druso, che aveva già programmato un'invasione della Germania insieme ad Augusto (16-13 a.C.), per prima cosa respinse un'invasione di mwqgSigambri e dei loro alleati mwqwTencteri e mwraUsipeti, che avevano mosso contro le genti galliche di confine della mwrqGallia Comata.cite-ref-dioliv32-1-4-0[4] Penetrò all'interno del territorio mwsggermano, passando per l'isola dei mwswBatavi (probabili alleati di Roma) e devastò le terre di mwtaUsipeti e mwtqSigambri. Dopo aver disceso con una mwtgflotta il mwtwReno in direzione del mwuaMare del Nord (grazie anche alla costruzione di un canale artificiale, la mwuqmwugfossa Drusicite-ref-5[5]), si rese alleati i Frisi e penetrò nel territorio dei mwvwCauci, fino oltre lmwwa'mwwqAmisia (l'attuale mwwgEms, dove potrebbe aver costituito un mwwwavamposto per l'attracco):cite-ref-6[6]
«... dove si trovò in pericolo quando le sue imbarcazioni si incagliarono a causa di un riflusso della marea dell'Oceano. In questa circostanza venne salvato dai Frisi, che avevano seguito la sua spedizione con un esercito terrestre, e dopo di ciò si ritirò, dal momento che ormai l'inverno era cominciato...»
(Cassio Dione, LIV, 32.2-3.)
Dopo la mwygsconfitta romana nella selva di Teutoburgo del mwyw9, mwzaTiberio, venne inviato in Germania. L'erede designato alla porpora imperiale poté constatare la gravità della disfatta di Varo e delle sue conseguenze, che impedivano di progettare una nuova riconquista delle terre che andavano fino all'Elba.cite-ref-7[7] Adottò, dunque, una condotta particolarmente prudente, prendendo ogni decisione assieme al consiglio di guerra ed evitando di far ricorso, per la trasmissione di messaggi, a uomini del luogo come interpreti; sceglieva allo stesso modo con cura i luoghi in cui erigere gli accampamenti, in modo tale da fugare qualsiasi pericolo di rimanere vittima di una nuova imboscata;cite-ref-8[8] mantenne, infine, tra i legionari una disciplina ferrea, punendo in modo estremamente rigoroso tutti coloro che trasgredivano i suoi rigidi ordini.cite-ref-svetonio-19-9-0[9] In questo modo poté ottenere numerose vittorie e confermare il confine lungo il fiume Reno, mantenendo fedeli a Roma i popoli germanici, tra cui mwcqBatavi, Frisi e mwcgCauci, che abitavano quei luoghi.cite-ref-svetonio-19-9-1[9] Non si doveva, infatti, permettere al nemico germanico di prendere coraggio e di invadere i territori della mwdwGallia e magari dell'mweaItalia stessa, mettendo a rischio non solo una provincia ma la stessa salvezza di Roma. Tiberio, passato il mweqReno (probabilmente solo fino al fiume mwegWeser), condusse tre lunghe campagne in territorio germanico (dal mwew10 al mwfa12cite-ref-10[10]) anche via mare (i Frisi rimasero infatti fedeli ai Romani fino al mwgq28), accompagnato dal figlio adottivo mwggGermanico Giulio Cesare.
Nell'anno mwha28 è segnalata una mwhqrivolta tra i Frisi (tributari dei Romani fin dalla prima campagna del mwhg12 a.C. di Druso), soffocata nel sangue dalle truppe romane accorse dalla vicina provincia della mwhwGermania inferiore. Anche in quell'occasione fu coinvolta la mwiaflotta romana. Si racconta che, vent'anni più tardi (nel mwiq47), una rivolta tra la popolazione germanica dei Cauci, che aveva portato ad attività di pirateria marittima lungo le coste della Gallia settentrionale, diede il via ad una rapida campagna militare, da parte di mwigGneo Domizio Corbulone, il quale sottomise tale popolo grazie anche all'aiuto della flotta.cite-ref-11[11] L'avanzata romana alla fine fu fermata sul nascere, dopo i primi successi avvenuti contro le popolazioni di Frisi e mwjwCauci, che si erano ribellati all'autorità di Roma.
Nel mwkq69, in piena mwkgguerra civile, una coalizione di tribù germaniche – i mwkwBatavi, i mwlaCanninefati e i Frisi – si erano uniti alla rivolta di mwlqGiulio Civile, mentre mwlgTreveri, mwlwLingoni, mwmaVangioni, Tribochi, mwmgUbii e altre popolazioni sottraevano in Gallia vasti territori al dominio romano. Fu l'armata di mwmwPetilio Cerialecite-ref-12[12] a schiacciare quest'ultima rivolta, senza bisogno dell'intervento di mwoaDomiziano che, sperando di dimostrare le sue capacità di cesare, dall'Italia aveva superato le mwoqAlpi insieme con Muciano.
All'inizio del mwow288 Massimiano incaricò il proprio mwpaprefetto del pretorio, Flavio Costanzo (mwpqCostanzo Cloro), di condurre una campagna contro gli alleati franchi di mwpgCarausio, i quali controllavano gli estuari del Reno, impedendo attacchi via mare a Carausio. Costanzo si mosse verso nord attraverso il loro territorio, causando panico, e raggiunse il mwpwMare del Nord. I mwqaFranchi chiesero la pace e con l'accordo conseguente Massimiano rimise al potere il deposto re franco mwqqGennobaude. Quest'ultimo divenne il vassallo di Massimiano e, con i capi tribali franchi che giurarono lealtà a Gennobaude, i Romani si assicurarono il dominio della regione.cite-ref-barnescaep-7-13-0[13]cite-ref-14[14] Massimiano permise che Frisi, mwsgFranchi Sali, mwswCamavi e altre tribù si insediassero in una striscia di territorio romano, o tra i fiumi Reno e mwtaWaal e da mwtqNoviomagus (mwtgNimega, Paesi Bassi) a mwtwTraiectum (mwuaUtrecht, Paesi Bassi)cite-ref-w5051-15-0[15] o nei pressi di mwvqTreviri.cite-ref-barnescaep-7-13-1[13]cite-ref-16[16] Queste tribù, cui fu permesso di insediarsi in cambio del riconoscimento del dominio romano, da una parte fornivano una fonte immediatamente disponibile per l'arruolamento di truppe, dall'altra impedivano lo stanziamento nella regione delle popolazioni franche, formando una sorta di cuscinetto lungo la frontiera e permettendo a Massimiano di ridurre le guarnigioni impegnate.cite-ref-w5051-15-1[15]
Nel mwywV secolo i Frisi si diedero con i mwzaSassoni alla mwzqpirateria nel mwzgMare del Nord fino alle coste mwzwbritanniche.
Note
cite-note-tacitogermania35-1-11. mw2amw2qTacito, De origine et situ Germanorum,mw2w XXXV, 1.
cite-note-tacitogermania34-1-33. ↑ mw6gmw6wTacito, De origine et situ Germanorum,mw7q XXXIV, 1.
cite-note-dioliv32-1-44. ↑ mw8qmw8gCassio Dione,mw8w LIV, 32.1.
cite-note-55. ↑ mw9wmw-aSvetonio, Vite dei Cesari,mw-g mw-wClaudius, 2-4; mw-amw-qTacito, Annales,mw-w II, 8.
cite-note-66. ↑ mwaqmmwaqqCassio Dione,mwaqu LIV, 32.2.
cite-note-77. ↑ mwaqkmwaqoCassio Dione,mwaqs LVI, 24, 6; mwaqwmwaq0Svetonio, Vite dei Cesari,mwaq8 mwaraTiberio, 18.
cite-note-88. ↑ mwarqmwaruSvetonio, Vite dei Cesari,mwarc mwargTiberio, 18.
cite-note-svetonio-19-99. ↑ mwar4mwar8Svetonio, Vite dei Cesari,mwase mwasiTiberio, 19.
cite-note-1010. ↑ mwasymwascVelleio Patercolo,mwasg II, 122.2.
cite-note-1111. ↑ mwaswmwas0Webster e Elton 1998,mwas4 p. 161.
cite-note-1212. ↑ mwatimwatmTacito, Historiae,mwatu IV, 15-17, 56, 68 e 79.
cite-note-barnescaep-7-1313. ↑ Barnes, mwatsConstantine and Eusebius, p. 7.
cite-note-w5051-1515. ↑ Williams, pp. 50–51.
Bibliografia
Fonti antiche
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• citerefplinio-il-vecchio(LA) Plinio il Vecchio, Naturalis historia. (mwawatesto latino e mwawiversione inglese).
• citerefsvetonio-vite-dei-cesari(LA) Svetonio, De vita Caesarum libri VIII. (mwawktesto latino Geografia (Strabone) e mwawotraduzione italiana).
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• citerefvelleio-patercolo(LA) Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo. (mwayatesto latino e mwayitraduzione inglese qui e mwaymqui ).
Fonti storiografiche moderne
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• citerefbowman-2005(EN) Bowman, Alan K., Diocletian and the First Tetrarchy, in The Cambridge Ancient History, vol. XII: The Crisis of Empire, Cambridge University Press, 2005, pp. 67–89, ISBN 0-521-30199-8.
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Voci correlate
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